I nostri progetti

Funzioni cognitive nei bambini autistici 

Difficoltà di interazioni sociali costituiscono uno dei sintomi principali dei disturbi dello spettro autistico. Scopo di questo studio è verificare se Insulin Growth Factor (IGF)-2, molecola capace di stimolare le funzioni cognitive, sia in grado di ripristinare un adeguato comportamento sociale nei bambini autistici. In una fase preclinica, su topi portatori della mutazione umana R451C del gene che codifica per la NLG3, presente in alcune famiglie con bambini autistici, o privi di questa proteina (nota svolgere un ruolo essenziale nello sviluppo e stabilizzazione delle sinapsi), abbiamo osservato come una singola dose di IGF-2 sia in grado di ripristinare un corretto comporta- mento sociale, probabilmente interagendo con i circuiti neuronali coinvolti. 

Il possibile ripristino di questi deficit aprirà la strada allo sviluppo, in fase clinica, di nuove molecole capaci di legarsi ai recettori IGF-2, per il trattamento delle alterazioni di comportamento sociale nei bambini autistici. 

Per completare tale progetto è necessario valutare la durata dell’effetto IGF2 sul comportamento e stabilire se il ripristino del comportamento sociale da parte di IGF2 è associato ad un recupero funzionale dei circuiti neuronali dell’ippocampo, come pure dei processi molecolari e vie di trasduzione coinvolte. 

Tempo stimato: 3 anni
Costo stimato: 70.000 Euro/anno per il personale, per reagenti e per piccoli strumenti. 

Anticorpo per la cura della malattia di Alzheimer 

La malattia di Alzheimer è la più diffusa forma di demenza. Ad oggi, non esistono trattamenti per fermarne la progressione. E’ essenziale investire su ricerche innovative perché si rischia di restare senza terapie efficaci, visti anche i tagli di molte aziende farmaceutiche dopo i fallimenti in sperimentazione clinica.
In EBRI da diversi anni è in corso una sperimentazione sulla molecola A13, ovvero un mini-anticorpo creato in laboratorio, molto promettente per la terapia dell’Alzheimer, grazie a sue caratteri- stiche uniche e a un meccanismo d’azione innovativo, già dimostrato sia in vitro che in un modello murino di Alzheimer.
Visti gli eccellenti risultati ottenuti finora, vogliamo fortemente investire sulla sperimentazione di A13 sull’uomo a scopo terapeutico: per arrivarci nel migliore dei modi, in termini di efficacia e sicurezza, sarà necessario supportare le ultime fasi di sperimentazione su modelli animali, su cellule staminali e su campioni biologici di pazienti Alzheimer.

Per completare tale progetto è necessario valutare se tale anticorpo ha un effetto di prevenzione sul modello sperimentale in una fase precoce quando non sono ancora presenti i sintomi. E’ inoltre necessario «umanizzare» l’anticorpo cioè modificarlo per renderlo somministrabile nei pazienti . 

Tempo stimato: 3 anni
Costo stimato: 80.000 Euro/anno che dovranno coprire spese per il personale, per reagenti e per piccoli strumenti. 

Biomarcatori per diagnosi precoce delle malattie neurodegenerative 

La malattia di Alzheimer e altre malattie neurodegenerative non hanno ancora una cura efficace. Le sperimentazioni cliniche di nuovi farmaci sono finora fallite. Clinici e scienziati sono concordi nel ritenere che le terapie sperimentali non siano state efficaci perché le diagnosi sono troppo tardive, quando il paziente ha già sintomi e i danni di morte neuronale avanzati. Si rende pertanto prioritario un intervento in fase precoce di malattia, ma al momento non si dispone di strumenti per effettuarla. Sarebbe risolutivo identificare e vali- dare nuovi biomarcatori, ovvero marcatori biologici che, misurati nei fluidi biologici del paziente (sangue, liquido cerebrospinale, saliva, urina), indichino uno stato di malattia o salute, in una fase precoce della malattia, in cui non ci sono ancora sintomi evidenti. EBRI ha scoperto tre candidati biomarcatori, per i quali ha sviluppato anti- corpi e metodi di misura, per la diagnosi della malattia di Alzheimer e di altre malattie neurodegenerative. 

Per completare tale progetto è necessario: 1) validare dei metodi di misura per i biomarcatori individuati, 2) misurare tali biomarcatori con il nuovo metodo messo a punto su grandi numeri di campioni di pazienti (da sangue, liquor, saliva, etc) affetti da diverse malattie neurodegenerative, per effettuare un’analisi statistica e capire se, in che modo, e per quali malattie, questi biomarcatori possono essere utilizzati per la diagnosi precoce. 

Tempo stimato: 3 anni. 

Costo stimato: 200,000 euro/anno che dovranno coprire costi per il personale (4 postdoc), costi dei reagenti, costi per la produzione di anti- corpi e proteine ricombinanti, necessari per allestire i metodi di misura. 

Il trattamento dei deficit visivi nel glioma ottico pediatrico (OPG) 

L’OPG si manifesta comunemente prima dei 7 anni di età. È un tumore a basso grado di malignità che porta progressivamente alla perdita della vista. I trattamenti clinici standard hanno rischi elevati e bassa efficacia. Una recente strategia farmacologica basata sul trattamento con gocce oculari contenti il fattore di crescita neuronale NGF, è risultata sicura ed efficace nel ripristino della capacità visiva. Tuttavia, l’NGF è un potente induttore del dolore ed ha proprietà algogene. Per superare questo limite è stata sviluppata presso il nostro Istituto una forma mutata del NGF umano che non induce dolore: “human NGF painless” (hNGFp). Per studiare gli effetti neuroprotettivi di hNGFp viene utilizzato un modello murino che ricapitola i deficit presenti nei pazienti OPG. I risultati di questo studio consentiranno di convalidare l’uso del farmaco hNGFp come approccio terapeutico nell’OPG e di accelerare la sperimentazione clinica dello hNGFp. 

Tempo stimato: periodi di sperimentazione di almeno 3 anni. 

Costo stimato: costo di 100.000 Euro/anno che dovranno coprire spese per il personale (due borse post-dottorato), per reagenti, e produzione hNGFp. 

Anticorpo molecolare contro una forma patologica della proteina TAU 

Il morbo di Alzheimer’s è la forma più comune di demenza con perdita di memoria ed altre abilità intellettuali in forma talmente grave da interferire con la normale vita quotidiana. Attualmente, tale malattia è incurabile in quanto i trattamenti farmacologici disponibili possono solo rallentare temporaneamente il peggioramento dei sintomi. Gli sforzi della ricerca scientifica sono concentrati sull’immunoterapia che si basa sull’utilizzo di anticorpi monoclonali capaci di legare e neutralizzare le molecole tossiche alla base della malattia. Il nostro gruppo studia i meccanismi attraverso i quali un piccolo frammento della proteina tau causa la morte delle cellule neuronale. Negli ultimi anni, abbiamo sviluppato un anticorpo monoclonale (12A12mAb) che è unico nella sua capacità di legare con alta specificità tale frammento. Tale anticorpo è molto efficace nel ridurre i sintomi della malattia in topolini che simulano la malattia di Alzheimer’s ed è stato di recente brevettato. 

Per completare tale progetto è necessario valutare se tale anticorpo ha un effetto di prevenzione della malattia nei topolini che non hanno ancora sviluppato i sintomi. E’ inoltre necessario «umanizzare» l’anticorpo cioè modificarlo per renderlo somministrabile nei pazienti . 

Tempo stimato: 3 anni
Costo stimato: 80.000 Euro/anno che dovranno coprire spese per il personale, per reagenti e per piccoli strumenti.