Si è spento il Dr. Luigi Aloe, dirigente di ricerca dell’Istituto di Biologia Cellulare e Neurobiologia del Cnr, oggi Istituto di Biochimica e Biologia Cellulare (Cnr-Ibbc), collaboratore per decenni della Prof.ssa Rita Levi-Montalcini.
Nella sua lunga carriera Luigi Aloe ha sempre studiato il Fattore di crescita nervoso (NGF), con una particolare attenzione alle sue azioni su cellule non neuronali, dimostrando l'azione dell’NGF nel sistema immunitario, nella risposta allo stress e nelle cellule della cornea.
Grazie a questi studi, oggi l’ NGF è divenuto un farmaco approvato per la cura delle ulcere corneali.

La Fondazione EBRI Rita Levi-Montalcini esprime il proprio cordoglio alla famiglia ed ai collaboratori di ricerca di Luigi Aloe.


In ricordo di Luigi Aloe, ruvido e creativo collega degli anni sessanta (Pietro Calissano)
Ricordo di aver incontrato Luigi Aloe nel Laboratorio di Biologia Cellulare del CNR (LBC) a Via Romagnosi 18A. Pochi anni prima, nel 1965, Rita Levi Montalcini mi aveva offerto un contratto di ricerca della durata di 1 anno che si sarebbe in realtà protratto per tutta la vita. Trascorreranno 21 anni prima che la scienziata fosse insignita del premio Nobel e, con Luigi Aloe, Eliana Vigneti, e tutta la mia famiglia ci recammo a Stoccolma per la cerimonia del conferimento del premio. Il viaggio era una sorta di premio per il lavoro svolto in quegli anni dai pochi che avevano sinceramente creduto nella scoperta che Rita aveva fatto alla Washington University di Saint Louis, portando alla luce il nerve growth factor (NGF) e, con quella scoperta, l'esistenza di una intera classe di fattori di crescita.
Gli anni che seguirono al conferimento del Nobel furono accompagnati, come è noto, dalla crescente notorietà di Rita Levi Montalcini, la quale aveva sponsorizzato il conferimento a Luigi di una laurea honoris causa conferita dall'Università di Bologna, e la mia promozione alla direzione dell'Istituto di Neurobiologia del CNR.
Negli anni successivi avvenne un progressivo distacco scientifico: Luigi aveva continuato con molto successo gli studi sul NGF e sul suo impiego per alcune patologie oculari, e il mio gruppo di ricerca si era progressivamente concentrato sulla ricerca di altri fattori di crescita e sul possibile ruolo del NGF nel morbo di Alzheimer.
Sarebbe fuori luogo se ricordassi Luigi - oltre che collega degli anni scientificamente fruttuosi degli ultimi due decenni del novecento, come amico fraterno. Esistevano differenze culturali e caratteriali che nascevano anche dalla nostra storia personale. Ma ritengo un mio modesto merito umano e professionale di avergli sempre riconosciuto una totale, quasi monastica dedizione al lavoro scientifico ed alla scienziata che lo aveva scoperto, valorizzato e promosso come collaboratore ed artefice esecutivo delle sue idee sperimentali.